Oasi e ZRC

Oasi di protezione e ZRC (Zone di Ripopolamento e Cattura)

In un contesto montano dinamico come quello del Comprensorio Alpino Torino 2 - Alta Valle Susa, la gestione del territorio non è un concetto statico, ma un delicato equilibrio tra protezione, incremento delle specie e prelievo venatorio regolamentato.

Per comprendere come viene organizzato il territorio, è fondamentale distinguere due "istituti" storici che spesso vengono confusi, ma che hanno finalità e modalità di gestione molto diverse: le Oasi di Protezione e le Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC).

1. Le Oasi di Protezione: 

Le Oasi di Protezione rappresentano la forma più rigorosa di tutela faunistica prevista dalla normativa. Nel CATO2, queste aree sono concepite come veri e propri "rifugi" sicuri. L'obiettivo principale non è tanto la produzione di selvaggina da immettere altrove, quanto la tutela a lungo termine delle specie e dei loro habitat naturali. Sono zone destinate alla sosta, alla riproduzione e all'irradiamento naturale della fauna selvatica. In queste aree l'attività venatoria è vietata in modo assoluto e permanente. Questo garantisce la massima tranquillità a specie sensibili, specialmente durante i delicati periodi della nidificazione o del parto. Come accennato nella normativa regionale (L.R. 5/18), oggi si tende a considerare le Oasi troppo estese come un potenziale problema. In Alta Valle Susa, se un'Oasi non viene gestita con attenzione, può diventare un'area di eccessivo accumulo di ungulati (cervi o cinghiali), che non avendo pressione venatoria, possono causare danni significativi ai boschi e alle colture limitrofe.

2. Le Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC)

A differenza delle Oasi, le ZRC hanno una finalità molto più pratica e orientata alla gestione venatoria del comprensorio. Se l'Oasi è un santuario, la ZRC è un "vivaio". Queste zone servono a favorire la riproduzione naturale di specie autoctone (spesso la piccola fauna come la lepre o la starna, ma anche specie tipiche alpine) per poi catturarle e trasferirle in altre parti del comprensorio dove la densità è più bassa o dove è consentita la caccia. Nelle ZRC del CATO2 si effettuano miglioramenti ambientali specifici, come sfalci selettivi o semine di colture a perdere, per creare l'ambiente ideale per la crescita dei nuovi nati. Anche qui la caccia è vietata, ma con una prospettiva diversa: il divieto serve a proteggere lo "stock" di animali che l'ente gestore utilizzerà poi per i ripopolamenti. Una volta che la densità di animali supera la capacità di carico dell'area, si procede alle operazioni di cattura coordinate dal Comprensorio. Nell'Alta Valle Susa, il dibattito si sta spostando verso le Aree a Caccia Specifica (ACS). L'idea è quella di superare la rigidità delle vecchie Oasi per passare a una gestione "chirurgica": proteggere dove serve (ad esempio la piccola fauna alpina in declino) ma permettere il controllo mirato di quelle specie che, se lasciate indisturbate in zone di protezione totale, finirebbero per danneggiare l'ecosistema montano.

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